Lo scorso 22 e 23 febbraio, una rappresentanza dell’équipe diocesana ACR ha goduto dell’opportunità di partecipare a un seminario di studio a Montesilvano, a due bracciate da Pescara. È stato un weekend intenso e arricchente, vissuto insieme a numerosi responsabili, incaricati, consiglieri, membri d’équipe, educatori e assistenti ACR di tutta Italia, accomunati dal desiderio di crescere e confrontarsi sul nostro cammino associativo."Spoiler. I piccoli, profeti di speranza nelle comunità" è lo slogan per questa due giorni immersiva, un'esperienza che ci ha portato a riflettere sul ruolo fondamentale dei bambini nella vita della Chiesa e della società.

La prima a prendere la parola è stata Gaia De Vecchi, docente di teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha approfondito il tema della vocazione profetica dei battezzati. Richiamando le figure di Cassandra e Geremia, accomunati dall'esperienza dell'essere profeti inascoltati, De Vecchi ha evidenziato la differenza tra una speranza attiva e una passiva, sottolineando come porre in atto la speranza significhi esercitare la profezia. Non solo: profezia e speranza assieme rappresentano il senso del Battesimo. La docente ha poi ricordato che la speranza non è solo un sentimento interiore, ma si traduce in azioni concrete: lavorare per la pace, trasmettere una visione positiva della vita, aver cura dei migranti, degli anziani e dei giovani, e stare accanto a coloro che vivono situazioni di difficoltà.

Successivamente, Luca Girotti, ricercatore di pedagogia sperimentale all’Università degli Studi di Macerata e direttore dell’Ufficio Diocesano per l’educazione, la scuola e l’università dell’arcidiocesi di Fermo, si è focalizzato sull'essere profeti nel quotidiano. Ha sottolineato come i bambini e i ragazzi, con la loro spontaneità e autenticà, ci spingano a interrogarci su cosa significhi davvero vivere la fede e appartenere a una comunità cristiana. Ha inoltre parlato dell’importanza dell’intuizione profetica dei più piccoli, che sperimentano il valore dell’amicizia e della solidarietà attraverso la vita di gruppo. In un contesto sociale che esalta l’individualismo, ha ribadito la necessità di educare alla cooperazione e alla capacità di costruire insieme.

Il pomeriggio della prima giornata si è concluso con tre laboratori, nei quali si ha avuto la possibilità di ascoltare e confrontarsi direttamente con testimoni che hanno condiviso le loro esperienze. Le tematiche tra cui scegliere sono state: affettività e relazioni, società e scuola, cura della propria interiorità e dimensione spirituale. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di una giovane coppia che, affrontando le difficoltà di generare figli, ha scelto di adottare una bambina e di accoglierne in affido altri due.

La giornata di domenica si è aperta con la celebrazione della Messa, un momento di comunione e condivisione che ha dato ancora più senso al nostro incontro. Al termine della celebrazione sono intervenuti don Francesco Zaccaria, direttore dell’Istituto Pastorale Pugliese e presidente dell’Associazione Italiana Catechisti, e Luca Marcelli, direttore dell’Ufficio Pastorale per l’evangelizzazione e la catechesi della diocesi di Ascoli Piceno. Don Francesco Zaccaria ha evidenziato l’importanza di costruire comunità che siano protagoniste attive del cammino di iniziazione cristiana. In questi luoghi, sia i più piccoli che gli adulti possono respirare e vivere pienamente i valori del Vangelo. Luca Marcelli, invece, ci ha invitati a riflettere sul concetto di protagonismo, sottolineando che "il protagonismo è frutto della responsabilità per qualcosa che amiamo", e che il compito dell'educatore non è solo educare, ma accompagnare.

Davvero molte sono state le sollecitazioni. Sentiamo di volerne condividere alcune in particolare:

- Con quale spirito stiamo con i bambini e i ragazzi? Essi ci rimandano una profezia per quello che sono, non per quello che fanno. Sono per noi adulti pro-vocazione in una asimmetria educativa evangelicamente ribaltata!

- Perché? È la domanda profetica per eccellenza dei più piccoli, una questione che ci riporta a ciò che è davvero essenziale e che rappresenta la sfida dell'essere cristiani. Una domanda che ci impone di pensare al ruolo della comunità, se sia accogliente o se scarti le proprie responsabilità.

- Qual è il livello della nostra gioia? Poiché il gruppo è l'occasione prima di fraternità, nell'amicizia ci giochiamo tutto: questo valore è centrale anche per Gesù, che ci ricorda che "non ci chiama più servi, ma amici" (Gv 15,15).

Ecco quindi che si allarga, come cerchi nell'acqua colpita da un sasso, un mare di altre domande: quanto si mette in gioco e in discussione l'adulto di fronte alla voce dei ragazzi? Quale la visione dell'adulto verso l'infanzia e l'adolescenza? Quanto è praticato l'ascolto sincero e quanto alti i rischi di decidere al posto dei più piccoli? Sono questioni che interrogano non solo la persona ma anche la cultura, il pensiero, l'azione. Certamente vivere la profezia del cammino sinodale deve passare anche da qui, così che l'adulto continui a pensarsi accompagnatore e compagno di viaggio di bambini e ragazzi che possano sentirsi responsabili perché protagonisti e non protagonisti perché responsabili.

Questo convegno è stato un'esperienza preziosa, che ci ha arricchiti non solo a livello umano e spirituale, ma anche nel nostro cammino di educatori e testimoni della fede. Ci portiamo a casa tante riflessioni, nuove prospettive e, soprattutto, la consapevolezza che i bambini e i ragazzi, con la loro freschezza, spontaneità e profondità inattesa, sono veri testimoni di speranza nelle nostre comunità. Il loro entusiasmo e la loro capacità di guardare il mondo con occhi puri ci hanno ricordato quanto sia fondamentale accompagnarli nel loro percorso di crescita con dedizione e amore.

Le ore trascorse insieme sono state un dono prezioso: si respirava aria di Azione Cattolica, quel clima familiare fatto di confronto, crescita condivisa e relazione. È sempre una grazia poter incontrare persone che, pur provenendo da realtà diverse, condividono lo stesso impegno educativo e la stessa passione per la testimonianza cristiana. Il tutto è stato vissuto in un contesto speciale, con il mare abruzzese a fare da sfondo ai nostri dialoghi e alle nostre riflessioni, ricordandoci che il nostro servizio non è mai vano, ma parte di un cammino più grande. Ora, siamo tornati nelle nostre diocesi con il desiderio di portare quello che abbiamo raccolto nei luoghi in cui siamo chiamati a operare e al tempo stesso di portare alla luce il protagonismo di bambini e ragazzi con una veste nuova.

Martina, Emanuele e Giovanni

 

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