Esercizi spirituali 2025 - "Le crisi di Giona. Quando cambiare è complicato"
Anche quest’anno, l’AC adulti, all’interno del tempo forte quaresimale, ha proposto gli esercizi spirituali nella forma breve di tre giorni, per dare modo anche a chi lavora o ha famiglia di prendersi uno spazio di silenzio, preghiera e riflessione.
Dall’7 al 9 marzo siamo stati ospiti presso la casa della spiritualità "San Martino" a Vittorio Veneto Di seguito una testimonianza dell'esperienza vissuta:
Non si sa molto su Giona, pare sia esistito e questo è tutto. Per qualche ragione, fu ritenuto degno di essere inserito nella Bibbia fra i profeti. Meglio così, è meglio che non sia la storia di un uomo ma un midrash, cioè un racconto esemplare, un libro sapienziale, con finalità morali e teologiche; la Bibbia ne è piena, infatti sa parlare agli uomini di ogni tempo. Mi sono chiesta per tutto il periodo del ritiro in che contesto della mia vita inserire questa storia e solo al mio ritorno nella quotidianità ho capito che racconta dell’adolescenza. È il tempo in cui tuo figlio non ti parla più e ti stupisce chiarendoti, con il suo comportamento, che vuole essere altro rispetto a te. Tu sai e non sai cosa pensa, cerchi di avvicinarlo prima con le parole, poi con la dolcezza, poi ti avvali dell’autorevolezza da genitore, infine usi le maniere forti. Lo costringi ad alzarsi, ad andare, a fare; più ti avvicini più lui si allontana. Scappa, si chiude in camera, fa l’opposto di ciò che gli chiedi e poi si sente in colpa. Tutta la sua persona grida che vuole essere capito, ma le parole che pronuncia dicono il contrario. Prova a gridare che vorrebbe cambiare il mondo, le cose, sé stesso, ma gli esce solo il livore per la frustrazione, perché è proprio lui che rifiuta di cambiare. Vorrebbe scomparire, morire. Forse qualche amico lo potrebbe comprendere o aiutare, ma quale adolescente ha a disposizione un amico che sappia trovare la “corda” giusta? Poi tu lo costringi a vivere e gli fai notare quanti talenti ha, gli racconti delle cose buone che sa fare. Credi di aver raggiunto un risultato positivo ma lui rifiuta persino il bello di sé e ricade nelle sue paure, vorrebbe strapparsi di dosso ciò che ha di sbagliato. Ti odia e odia sé stesso, ma tu lo ami anche più di prima, lo ami più degli altri figli. Vorresti prenderti il suo dolore, regalargli le tue certezze, ma lui deve fare la sua strada. Dio ti racconta che l’unica via è continuare ad amarlo e a fargli sentire la tua vicinanza. Dio Padre ti dice che vale sempre la pena mostrargli la misericordia, la capacità di accogliere ogni uomo così com’è. Questi gesti continueranno ad interrogarlo e forse capirà che sono volti a dimostrargli che in lui non c’è nulla da buttare via, che la zizzania e il frumento devono crescere insieme fino al momento giusto, sia in lui che negli altri. Il libro termina senza una conclusione vera, lascia Giona ancora con il muso.
L’adolescenza è il momento della voglia e della paura di cambiare, della voglia di scappare e di ritrovarsi, insomma, è una faccenda che continua a riguardarci per tutta la vita. Credo che si trovi la migliore risposta a questi momenti di fatica nel salmo 138: è semplice, Dio Padre ci conosce meglio di noi stessi, ci ama più di noi stessi ed è sempre lì, anche quando non lo vogliamo. Per Lui il buio è come la luce; lasciamoci semplicemente raggiungere, abbracciare e illuminare dalla luce della sua grazia.
Ci siamo soffermati sulla storia di Giona negli esercizi spirituali aventi per tema “Le crisi di Giona. Quando cambiare è complicato”, durante un fine settimana al Castello di S. Martino di Vittorio Veneto, guidati da don Roberto Falconi, che ringrazio e che spero di non deludere con queste mie personali riflessioni.
Detto questo, sempre approfittando del fatto di aver ricevuto l’incarico di stilare questo articolo, vorrei spendere qualche parola sulla “location”. Vi si respira un clima di pace ed accoglienza, tutto è bello e curato, dal panorama alla struttura, al cibo. In particolare però, sento di voler descrivere lo stupore che mi coglie ogni volta nell’entrare in Chiesa. Appena apri la porta, un ulivo dietro la vetrata davanti, ruba, per un attimo, la scena al Tabernacolo, posto in basso a sinistra e illuminato da una luce bianca appena percettibile. Anche a questo ho pensato dopo il mio ritorno a casa. È una pianta garbata, non c’è nulla di potente in quell’albero: non la dimensione del tronco, non il tenue colore grigio-verde. Ecco, ho sentito come Dio, a volte si presenta prima attraverso le sue creature, per rivelarsi solo in un secondo momento, presenza discreta ma certa per chiunque desideri trovarlo.
Saluto e ringrazio i volontari che curano e rendono così unico questo ambiente. Un ringraziamento particolare agli altri 20 partecipanti e a don Roberto per aver condiviso questa bella esperienza sperando di ritrovarci tutti insieme nello stesso luogo il prossimo anno.
Emanuela